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Moto Siat

piechevole SIAT 001Nel 1924 la Società Italiana Applicazioni Termiche (S.I.A.T.), Società Anonima con un capitale interamente versato di 750.000, con sede sociale a Roma e stabilimento ed amministrazione a Senigallia (Ancona), presenta alla V Esposizione Internazionale di Ciclismo e Motociclismo di Milano un motore ausiliario, il più piccolo costruito in Italia. La S.I.A.T. è diretta dagli ingegneri Ermanno Mazzocchi, consigliere delegato e Riccardo Molari, direttore tecnico nonché proprietario dei brevetti del motore. Lo stabilimento, modernamente organizzato, misura circa mille metri quadrati, ha una fonderia propria ed il macchinario comprende: 22 torni prismatici, 8 torni automatici, 2 fresatrici, 2 rettificatrici, etc.; la produzione è di dieci motori al giorno. Il motore è un monocilindrico a due tempi di 75 cc, con precompressione ed aspirazione nel carter, alesaggio (mm 44) e corsa (mm 49,3), potenza massima 2 HP, regime di potenza massima 5000 giri al minuto, accensione con magnete Eisemann, carburatore G.C. (ditta Guido Carpi), lubrificazione a miscela al 6% e trasmissione a catena. La testa del cilindro ed il pistone sono in lega speciale d’alluminio ad alta resistenza. Un demoltiplicatore riduce il numero dei giri dell’albero motore da 5000 a 400, così è possibile trasmettere il moto alla ruota posteriore mediante un pignone di 16 o 22 denti (a secondo della velocità massima che si vuole raggiungere, velocità che in ogni caso non può superare i 30 km/h ) applicato al mozzo della ruota. Il pignone viene fissato per mezzo di un mozzo filettato da sostituire al mozzo comune o mediante due piastre di fissaggio. Il gruppo ausiliario – completo di motore, serbatoio e tubazioni, attacchi e catena, silenziatore in fusione d’alluminio – del costo di 1.300 lire, è applicabile facilmente ed in pochi minuti ad un qualsiasi telaio di bicicletta per mezzo di tre manicotti. Il serbatoio contiene più di due litri di miscela con un’autonomia di quasi 150 chilometri. Il peso ridottissimo del motore, circa 6 kg , permette di adoperare la bicicletta anche a motore spento senza alcuna fatica. Nel 1925 la Società continua a produrre il motore che è stato migliorato con l’adozione di un disinnesto meccanico, comandato a leva, e di un parastrappi automatico brevettato. Potenza massima oltre 2 HP, regime di potenza massima 6000 giri al minuto, accensione con magnete Eisemann, carburatore Zenith, Iris o Longuemare, pendenza superabile 10%, velocità massima 40 km/h elevabile a circa 60 km/h nel tipo leggermente spinto. La Casa fornisce a richiesta, oltre ai motori sciolti al prezzo di 1.100 lire, anche biciclette complete di marca Rudge (inglesi) o Jenis (italiane) al prezzo di 1.900 lire, nei tipi normali o lusso. Il successo del motore S.I.A.T. è dovuto sia alla sua semplicità sia al consumo limitatissimo, come dimostrato dalla vittoria nella “Coppa di Regolarità” al Concorso di Consumo di Milano del 1925. Sempre nel 1925 conquista a Roma il Record Italiano sul chilometro lanciato per la categoria 75 cc a 56 km/h di media. Nel 1926 la S.I.A.T. prosegue la produzione del più piccolo motore ausiliario italiano, annuncia la costruzione di un motore a magnete rotante, rivince il Concorso di Consumo di Milano ma nel 1927 scompare dal mercato.